Settimana Santa

Scarica il bollettino Insieme del 5 aprile

“Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia”.
Questa amara costatazione di Azaria, nella sua preghiera fra le fiamme della fornace in cui era stato gettato insieme con i suoi compagni, come racconta il profeta Daniele nella Bibbia (Dn 3,38), mi sembra esprimere per molti versi anche la nostra amarezza, nell’iniziare questa settimana santa così spoglia, senza ulivo, senza riti, senza messe, senza insomma tutto quel rituale che esprime, rende visibile e sostiene la nostra fede e il nostro amore per il Signore.
Però la fede e l’amore per il Signore, ci restano lo stesso, anche se non possono esprimersi del tutto e ci appaiono un po’ monchi, incompleti…
“Sia questo oggi il nostro sacrificio davanti a Te” – continuo con le parole di Azaria – “ perché non c’è confusione per coloro che confidano in Te”.
E allora sentiamoci “distanti ma uniti” fra noi e con il Signore.
Buona settimana santa.

don Gianni.

Quaresima vuol dire anche…

Scarica il bollettino Insieme del 29 marzo

Leggo su “L’Adige” la lettera di un profugo nigeriano: “Grazie Italia che mi hai accolto, adesso prego per te”; vedo, sul sito de “Il Corriere della sera”, di un fruttivendolo egiziano che nel bergamasco distribuisce frutta gratis, come ringraziamento al paese che l’ha accolto e gli ha dato la possibilità di guadagnarsi la vita; leggo su “Il Margine” lo sfogo di una turista italiana cui è stato impedito di sbarcare come turista alle isole Mauritius a causa del coronavirus: “Noi, Italiani, siamo stati trattati da profughi, uno schifo. Erano scene da film, andavano bene per Checco Zalone e Verdone”. E non mi tornano i conti. Io credevo che noi fossimo tutti “Italiani brava gente”, e gli extra fossero tutti o quasi, delinquenti! Non è che mi sia un pochino, un pochino solo veh, sbagliato?
Un caro saluto.

don Gianni.


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Domenica prossima è la domenica delle Palme. Ci sarà la benedizione della Palme, un po’ in sordina per forza di cose e A PORTE CHIUSE: il sabato alla messa delle 18.30 a Romagnano, e la domenica alla messa
delle 9.00 a Ravina. I rami d’olivo li lasceremo fuori della chiesa, a disposizione, come segno e augurio di pace e di serenità: ne abbiamo proprio bisogno!

Riscoperte… sospette

Scarica il bollettino Insieme del 22 marzo

In questi giorni di emergenza il primo pensiero è un pensiero di riconoscenza per tutti quelli che sono in trincea nella lotta contro il virus: un pensiero che per noi credenti significa preghiera.
C’è da pregare anche perché ci ricordiamo di essere grati quando l’emergenza sarà passata, quando rischieremo di dimenticarci di tutto quello che stiamo “riscoprendo” (mi sembra che sia un verbo attualmente molto di moda…) in questi giorni: i grandi valori della vita, le priorità assolutamente… prioritarie e tante altre bellissime cose.
Temo che tante riscoperte rischieranno di sparire come “il ricordo dell’ospite di un sol giorno”.
Sono pessimista? Forse sì, ma basta che ognuno di noi guardi indietro alla propria esperienza per accorgersi di quante volte, quando l’acqua ci arrivava alla gola, abbiamo fatto promesse e proclamato convinzioni regolarmente dimenticate allo sparire dell’acqua alta.
Allora chiediamo al Signore che ci conceda anche un po’ di “memoria di cuore”.
Un caro saluto.

don Gianni.

Quaresima atea?

Scarica il bollettino Insieme del 15 marzo

Noi credenti corriamo veramente il rischio, vista la situazione, di perdere quel richiamo all’impegno quaresimale, che già facciamo fatica a portare avanti con costanza in situazioni normali. Voglio dire che ogni anno magari prendiamo sul serio la quaresima, partiamo ben disposti a migliorare, a fare un po’ di digiuno, a pregare un po’ di più, a essere più bravi insomma; e poi ci smorziamo un po’ per strada. Questa quaresima ancor più, senza il richiamo dell’andare in chiesa, lasciati un po’ a noi stessi, è facile “smorzarsi”.
Sicuramente ad alcuni di noi pesa un po’ questa
assenza di celebrazioni. Chi è colpito da un lutto, soffre ancor di più per lo “squallore” del funerale “otto minuti”…
In questa “spiritualità del deserto” però abbiamo degli strumenti che ci aiutano: la televisione, internet, il calendario della quaresima, la bibbia riposta in un angolo di casa… sono tutte come piccole oasi che ci offrono un sorso di acqua buona.
Forse anche queste righe…
Un caro saluto.

don Gianni

Amori in corso

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Questa settimana scorsa abbiamo celebrato nelle nostre comunità due “preziosi” anniversari di matrimonio (oro e diamante). Non è cosa di tutti i giorni. E nel rinnovare gli auguri alle due coppie, penso che in questi tempi, dove tutto sembra “a breve termine”, dare risalto a questi anniversari ha un valore speciale. Qualcuno potrebbe vedervi solo il rimpianto più o meno motivato di un mondo e di una società che non esistono più.
E invece è il riconoscere che ogni amore vero è
implicitamente “per sempre”. Papa Francesco ce lo ripete nella sua esortazione sull’amore in famiglia: “chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, non pensa a qualcosa di passeggero”.
Anche questa fedeltà fa parte di quella “santità della porta accanto” che non appare, ma che c’è e fa sentire il suo profumo che leggermente, ma continuamente, purifica quell’atmosfera inquinata di egoismo che minaccia di intossicarci.
Un caro saluto.

don Gianni.

Moralismi passeggeri

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Puntualmente ritornano ad ogni emergenza. Li abbiamo sentiti qualche anno fa in occasione di Vaia, la tempesta che ha distrutto gran parte del patrimonio boschivo dei nostri monti; li stiamo sentendo in queste settimane con il coronavirus.
Li sentiamo ripetere le riflessioni sulla fragilità dell’uomo che si crede onnipotente, con tutto l’universo ai suoi piedi e poi scopre che basta il vento o una epidemia a metterlo in ginocchio…
Considerazioni vere, intendiamoci, sacrosante.
Solo che… solo che, appena passata l’emergenza, tutto ritorna come prima. Ci basta così poco per dimenticare le considerazioni sui nostri deliri di grandezza e rialzare la cresta per ritornare a far risuonare notte e giorno il nostro chicchirichì, folcloristico, se volete, ma anche fastidioso e soprattutto ridicolo.
Tentazione umana di chi si crede onnipotente e si compiace di credersi tale. Gesù ci ricorda che è un pericolo costante e solo tenendo fisso lo sguardo su Dio e sulla sua parola possiamo mantenere il senso delle proporzioni e non crederci re dell’universo mentre invece siamo, ben che vada, solamente re del pollaio di casa.
Un caro saluto

don Gianni.

Vaccinazione? Sì, grazie

Scarica il bollettino Insieme del 23 febbraio

Tranquilli, non sto facendo polemica nei riguardi dei genitori “no vax”.
Sto parlando di una vaccinazione speciale contro
l’egoismo: la quaresima Che poi, a dir la verità, non si dovrebbe nemmeno chiamare “vaccinazione”, perché una vaccinazione dovrebbe proteggerti al cento per cento. E invece noi non siamo mai totalmente protetti contro l’egoismo e l’indifferenza.
Comunque la quaresima e le proposte conseguenti possono costituire una valida cura, basata sugli ingredienti testati da una tradizione millenaria: preghiera, digiuno, condivisione.
È una sfida che noi credenti siamo invitati a raccogliere e vivere consapevolmente e serenamente, anzi direi gioiosamente, in una società sempre più modellata sui ritmi diversi da quelli di una tradizione popolare cristiana.
È una sfida che risponde al bisogno di autenticità, al bisogno di profondità che continuiamo ad avvertire nel profondo del nostro cuore.
Finiamo quindi con un bel carnevale per iniziare una bella quaresima.
Un caro saluto.

don Gianni.

La verità vi farà liberi
…anzi no, la pubblicità!

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A dire il vero non ci credo mica tanto, anzi per niente: parlo di tutto il “battage” pubblicitario che ogni anno si fa sul festival di Sanremo.
Mi puzza molto di finto: non solo lo spettacolo in sé, gli eccessi, le polemiche, le beghe e i dissapori fra i vari personaggi della “fiera”. Le polemiche costruite ad arte sono ormai una costante del mondo della televisione (e della politica anche,
purtroppo)!
Ma non credo neanche ai rilevamenti di ascolto, alle percentuali di gradimento, allo “share”… Avete notato che in questi ultimi anni, ogni anno si parla di boom degli ascolti, di edizioni super che surclassano tutte le precedenti, di vette artistiche mai raggiunte prima, e bla bla bla?
Non saranno tutte bugie per convincerci che italiano è uguale a Sanremo?
C’è da aspettarci di tutto dalla pubblicità.
“Ma io vi dico…” . Questo ritornello che ci ripete Gesù ci riconduce sulla strada più semplice, probabilmente più difficile, sicuramente più vera: cerca di essere misericordioso, limpido nei
tuoi pensieri, sincero.
Un caro saluto.

don Gianni

Abbiamo bisogno di bellezza

Scarica il bollettino Insieme del 9 febbraio
Ha ragione don Cristiano quando scrive su “Comunione e Missione” che l’uomo ha bisogno di cose belle, tanto che fin dalla preistoria ha cercato di fabbricarsi oggetti che fossero non solo
utili e funzionali, ma anche belli.
Abbiamo bisogno di essere circondati dalla bellezza. Anche nella nostra vita spirituale, nella nostra fede, desideriamo una chiesa bella: e capite subito che quando parliamo di chiesa, di
comunità belle non ci riferiamo all’aspetto esteriore… C’entra anche quello, è vero, ma è secondario.
Una comunità è bella quando mi ci trovo bene, quando mi vien voglia di lavorarci perché il mio contributo è apprezzato, e i miei sbagli non provocano una marea di critiche.
Mi trovo a mio agio quando non c’è la gara a gomitate per apparire il più bravo, quando non c’è invidia, o per lo meno questa è mantenuta a livelli tollerabili (e qui sembra che noi preti
dovremmo darci una regolatina…).
Questo scrive don Cristiano per le comunità della nostra diocesi.
Non voglio insinuare che vale soprattutto per noi, ma non oso neanche credere che per noi sia assolutamente inutile.
Un caro saluto

don Gianni.

Edizione 42

Scarica il bollettino Insieme del 2 febbraio

È il quarantaduesimo anno che la chiesa italiana celebra nella prima domenica di febbraio la giornata della vita.
Sono quarantadue anni che ci viene ripetuto che l’accoglienza della vita è qualcosa che ci dovrebbe caratterizzare come credenti.
Un’insistenza che sembra fuori luogo e degna di miglior causa in una società che pare sempre più guardare all’aborto non tanto come situazione limite, ma come un normale, doveroso, irrinunciabile diritto personale.
Così normale e doveroso che una donna che si sente a disagio di fronte a questa scelta, finisce per credersi fuori luogo, sbagliata, vittima di tabù e oscurantismo medievale.
Abbiamo bisogno, soprattutto oggi, di fiducia nel futuro.
Abbiamo bisogno di aprire e di mantenere continuamente aperte le porte alla vita.
A quella che deve ancora sbocciare e a quella che è già sbocciata, ma rischia di appassire per mancanza di amore o per eccesso di amore sbagliato.
Consapevoli che la vita non conosce scarti.
Un caro saluto.

don Gianni.