A tutti i giovani e alle comunità cristiane

Scarica il bollettino Insieme del 29 novembre

La pandemia, oltre all’emergenza sanitaria e ai limiti imposti alla normale vita relazionale, sta provocando conseguenze sempre più pesanti sul versante economico. Vi sono famiglie e persone che faticano a trovare risposta alle normali esigenze quotidiane e, in molti casi, si vedono scivolare nel baratro della povertà.
Ne ho avuto conferma evidente negli incontri recenti avuti sul territorio, dove mi sono recato per l’ultimo saluto ai tanti preti vittime del Covid, Ho raccolto un grido d’allarme diffuso, anche se spesso nascosto.
Accanto a molte lodevoli realtà del privato-sociale, anche la comunità diocesana si è data molto da fare in questi mesi, dalle città al territorio, per venire incontro alle emergenze; è stato anche aperto nei mesi scorsi un fondo solidale della Diocesi che prosegue la sua attività. Ora, però, ci viene chiesto di alzare l’asticella solidale. E per farlo sento che abbiamo urgente bisogno dell’apporto e della creatività dei giovani.
Mi rivolgo quindi direttamente a voi, giovani, pensando anzitutto a quanti frequentano gli incontri di spiritualità di “Passi di Vangelo”, ma parlando in realtà a ogni giovane che abbia voglia di mettersi in gioco, credente o non credente, Vi chiedo ora di compiere “Passi di prossimità”, come abbiamo voluto intitolare questo appello e le iniziative che ne deriveranno. Non sono io a proporvelo. E’ quest’ora della storia – e per chi crede, il
Vangelo stesso – che reclama spazio alle vostre agende e vi chiede di dedicare del tempo a chi fa più fatica.
Abbiamo individuato alcuni servizi diocesani e anche realtà esterne alla Diocesi in cui potreste offrire il vostro contributo solidale. Si tratta di opportunità articolate anche in base alla sensibilità personale: dall’aiuto a vari ambiti di attività della Caritas al supporto alle reti caritative locali; dalla presenza (anche a distanza) accanto ad ammalati, anziani o persone sole, al servizio presso strutture di accoglienza e di solidarietà.
Cari giovani, i vostri “Passi di prossimità” non si misureranno sulla loro lunghezza. Non servono eroismi. Può bastare anche una disponibilità limitata, ma ogni minuto destinato alla gratuità sarà un tesoro prezioso.
Da lunedì 30 novembre 2020 sarà attivo il numero telefonico 348 7421762 (operativo tutti i giorni dalle ore 10 alle 20) e la mail prossimita@diocesitn.it Da ogni angolo del Trentino, se avete dal 18 ai 35 anni, potrete chiamare o scrivere. Troverete a rispondervi persone competenti, che potranno accogliere la vostra disponibilità e indirizzarvi ai referenti e alle realtà coinvolte sui territori. Vi accorderete con loro sulle modalità del vostro servizio.
Ai parroci e alle comunità cristiane chiedo con passione di creare tutte le condizioni per dare casa alla disponibilità dei giovani. Ogni loro apertura, ogni “sì” in risposta a questo appello vorrei trovasse riscontro, pena mortificare il loro entusiasmo e perdere l’occasione per farli sentire parte attiva di una famiglia fraterna. Per quanto attiene ai referenti locali, in fase di avvio abbiamo individuato soprattutto preti, ma sarà loro compito estendere il coinvolgimento ad altri volontari, facendo di “Passi di prossimità” un autentico cammino comunitario.
All’approssimarsi di questo impensabile Natale segnato dalla pandemia, credo che la Chiesa e la comunità trentina abbiano davanti grandi opportunità per dare un colpo d’ala e tracciare sentieri di novità. Per aprire – lo spero – nel prossimo futuro, strade pastorali oltre il già visto e al di là dei nostri recinti ecclesiali, lasciando che a guidare il nostro cammino sia lo Spirito Santo.
+ arcivescovo Lauro
Trento, 26 novembre 2020

Son forse sfuggite le cose di mano anche al Signore
Dio?

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È il dubbio che può assalire più di un credente, e più di una volta, soprattutto in questa domenica dove ci viene rilanciato il messaggio che Gesù è il re del tempo e dell’universo e che le cose ce le ha tutte saldamente in mano lui, come sempre, anche se a qualcuno non sembra.
E allora? E allora cerchiamo di stare sereni e con i piedi per terra, nonostante qualche mio confratello prete veda in giro un po’ troppi “diavoli goffi con bizzarre streghe” in
combutta con i potenti della finanza mondiale (questi sì molto fisici e reali!) a tramare per il dominio assoluto sul mondo e la rovina dell’umanità.
Ci fossero anche complotti dei malvagi, e questi complotti producessero lacrime e sofferenza (e in parte ne producono), non ne saremmo sconvolti.
Soffriremo nella sofferenza, è ovvio, ma non ci abbatteremo, perché…
Non perché siamo troppo bravi, ma perché abbiamo fiducia in Cristo re.
Un caro saluto.

don Gianni.

A guardare bene

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“A guardarlo bene questo mondo – diceva una persona innamorata – non è poi così brutto come sembra. E la gente in gamba è quella che ti aiuta a vedere questo mondo migliore”.
“Bella scoperta – risponde il cinico – chi è innamorato vede la realtà in modo tutto suo, non in modo giusto, obiettivo!”.
Quale sarà poi il modo giusto di guardare al mondo?
Quello della persona cinica o quello della persona che vuole bene?
Penso che noi, che crediamo in Gesù, dovremmo pendere per la seconda prospettiva. Magari non sempre e assolutamente, magari talvolta con fatica, ma dovremmo pendere da quella parte.
Anche se non siamo così romantici da essere perennemente innamorati, però un po’ di amore per il Signore e per l’umanità dovremmo averlo, quel poco che ci consente di intravvedere, di sbirciare questo mondo migliore.
E di costruirlo con fiducia, serenità e, perché no, anche un po’ d’allegria.
Un caro saluto.

don Gianni.

Ringraziare? E per cosa poi?

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Talvolta è una frase che si sente, qualche volta un disagio che si intuisce soltanto, nei nostri rapporti con il Signore.
Qualche volta insomma può succedere che ci sentiamo più nei panni dei torteggiati da parte del Padreterno, che nei panni dei beneficiati. E che quindi sia più logico brontolare che ringraziare.
Capita anche alle persone di fede, almeno in certi momenti di smarrimento. Ricordo una brava persona che diceva di fronte a una malattia: “Non capisco perché il Signore mi abbia mandato questo malanno: e sì che gli ho voluto
sempre bene!”.
Così quest’anno può essere più difficile per qualcuno celebrare la festa del ringraziamento. E non vale il pensiero che ci poteva andare peggio… sarebbero considerazioni da vittime, non da figli.
Un grazie che nasce non dall’evidenza, ma convinto, può essere più prezioso e valido. Rafforza la nostra fede, perché ci ripetiamo che c’è qualcuno che ci vuole bene anche se tutte le cose non vanno per il verso giusto (o meglio per il verso che noi riteniamo giusto).
Allora siamo grati al Signore anche se le cose continuano ad essere difficili, senza cedere al virus della rabbia.
Un caro saluto.

don Gianni.

Fa molto bene fare memoria del bene

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Prendo a prestito questa frase di papa Francesco, usata in un contesto più ampio, parlando della memoria dei grandi eventi storici, per applicarla nel nostro contesto personale, alla memoria che facciamo in questi giorni dei nostri morti.
Pensiamo a loro, al bene che hanno fatto e che ci hanno fatto. Senza volerli santificare a tutti i costi, senza far finta che non abbiano avuto limiti e difetti, dei quali abbiamo forse anche sofferto, ma illuminando nel nostro ricordo questo bene.
Persone che spesso non hanno avuto una vita facile, persone che hanno lavorato sodo, persone che hanno magari sofferto da parte di altri, ma hanno perdonato o per lo meno hanno cercato di perdonare, che hanno costruito con onestà e con fiducia un mondo migliore, una società più fraterna…
Lo sappiamo bene che non siamo in grado di misurare “l’efficacia” della loro vita con i nostri criteri umani.
La loro dimensione ormai è quella dell’eternità e a questa eternità, che ha il volto di un Padre, li affidiamo con una preghiera, riscaldati dall’abbraccio del Signore.
Un caro saluto.

don Gianni.

Perle di santi

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Lo sapevate che ci sono in giro tanti santi? Ce ne accorgiamo in ritardo, ma ce ne sono. Soprattutto, sembra impossibile, ma vero, giovani.
La settimana scorsa parlavo di Carlo. Oggi c’è Gianluca. Anche lui morto giovane, a vent’anni.
Così lo presenta in un suo libro un sacerdote che l’ha accompagnato nella sua malattia.
“ Gian non è morto disperato, ma affidato. Non se n’è andato sbattendo la porta, ma incamminandosi.
Non ha chiuso l’esistenza imprecando per un buio che non si meritava, ma desiderando un incontro con la Luce del mondo, appena contemplata nella gioia del Natale.
Quella di Gian, umanamente, è una storia di dolore.
Evangelicamente, una storia di grazia e di bellezza. A soli vent’anni ha dimostrato che si può essere abitati da Dio e dagli uomini.
È possibile farsi amare e amare.
(Marco D’Agostino. Gianluca Firetti, santo della porta accanto.)
A me queste parole sembrano poesia. La poesia della bellezza è della grazia. E penso che aiutino tutti a guardare al mondo con più fiducia.
Un caro saluto.

don Gianni.

Allargare gli orizzonti del cuore

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“In un tempo sospeso forse come nessun altro mai, in unmomento storico nel quale a farla da padrona è soprattutto l’incertezza, noi, come discepoli del Vivente, desideriamo condividere la nostra certezza: quella che ci fa credere che il Signore Gesù continua ad essere un fondamento sicuro e continua a farci allargare gli orizzonti del cuore”.
Sono parole scritte da don Cristiano, l’incaricato della nostra diocesi per le missioni, in occasione della giornata missionaria mondiale che si celebra oggi in tutta la chiesa.
Due parole mi hanno colpito: certezza e allargare.
Certezza è che Gesù continua a vivere in mezzo a questa umanità di oggi, e non solo ci vive, ma continua a far sorgere segni di salvezza e di bellezza. Sta a noi saperli scorgere e farne motivo di speranza.
Allargare. Mentre tutto attorno a noi ci spinge a chiudere, stringere, ridurre, sbarrare, il Signore ci invita ad allargare gli orizzonti del cuore. Forse è proprio per questo che il papa ha intitolato la sua ultima enciclica “Fratelli tutti”.
Dacci un cuore, Signore, grande per amare.
Un caro saluto.

don Gianni.

Gentilezza? Sì, grazie!

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Mi ricordo vagamente la scena di una “fiction televisiva” di tempo fa, dove i personaggi riuscivano a pugnalarsi l’un l’altro (metaforicamente, intendo) rivolgendosi frasi piene di cortesia e di gentilezza…
Non è certamente questa la gentilezza che ci raccomanda il papa nella sua ultima enciclica “Fratelli tutti”.
È già singolare che in un documento che tratta di fratellanza universale, fra popoli e nazioni, terreno dove sono coinvolte politica, alta finanza, globalizzazione e altre alte idee importanti, Francesco ci faccia entrare anche la gentilezza…
Forse perché la fratellanza parte proprio da qui: dai semplici comportamenti quotidiani, quelli nostri, non quelli dei “grandi della terra”.
Perciò, dice Francesco, a ognuno di noi “ci impegniamo a dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, e non parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano”.
Difficile? Sì, ma bello.
Un caro saluto.

don Gianni.

Tessitori di fraternità.

Scarica il bollettino Insieme del 4 ottobre

È il tema missionario che caratterizza la proposta della chiesa nel mese di ottobre: tessitori di fraternità.
Abbiamo vissuto, e stiamo in parte ancora vivendo (e rischiamo di rivivere) tempi di isolamento; abbiamo sentito tutti la nostalgia delle nostre relazioni, limitate o addirittura impedite dalle norme anti contagio.
L’invito che ci viene rivolto è quello di tornare a tessere relazioni profonde con chi ci è accanto, ma non solo. Anche con chi incrociamo sul nostro cammino e che non conosciamo, anche con loro cerchiamo di tessere relazioni fraterne senza lasciarci
condizionare (troppo) dalla diffidenza (che qualche volta è giustificata) o dall’indifferenza (che non è mai giustificata).
Una riflessione che ci viene proposta dice che il tessuto della nostra vita è spesso fatto di fili spezzati e riannodati, che indicano momenti difficili che ci sono costati fatica e lacrime.
Eppure sappiamo che è sempre il Signore che tiene in mano il nostro telaio e ci aiuta a tessere con fraternità la pace, per stenderla come tovaglia preziosa affinché i popoli si uniscano nel banchetto della vita.
Un caro saluto

don Gianni.

Ancora accoglienza… uffa!

Scarica il bollettino Insieme del 27 settembre
Oltre il festival dell’economia, si svolge in questi giorni anche la settimana dell’accoglienza, che ci rimanda al tema dei migranti: un tema che sembra essere uscito dalle nostre preoccupazioni.
A parte qualche allarme passeggero, come quello sui clandestini infetti scappati dai centri di raccolta, subito esaurito come bolla di sapone, non mi pare che i migranti siano al momento nell’opinione pubblica l’allarme numero uno.
Quando noi diciamo “migranti”, subito pensiamo agli Africani che sbarcano a Lampedusa e che vengono qui a vendere droga. Ma migranti sono anche i Romeni che vengono
qui a cogliere mele, e migranti sono anche le badanti…
D’accordo, ci sono migranti buoni e migranti meno buoni, ma questo succede anche con i cittadini doc: ci sono quelli onesti e quelli malandrini.
Ho capito: la distinzione che vale è quella fra migranti coi soldi (come il calciatore della cronaca di questi giorni) e quelli senza soldi. Ai primi diamo subito la cittadinanza, agli altri no!
Forse abbiamo bisogno, prima di tutto noi credenti, di chiarirci un po’ le idee sul vocabolo “accoglienza”, cercandolo non solo nel vocabolario, ma anche nel vangelo.
Un caro saluto.

don Gianni.