Abbiamo innestato la retro?

scarica il bollettino Insieme del 20 gennaio

Siamo nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che ogni anno, da decenni, unisce tutti i cristiani delle varie chiese (cattolici, protestanti, anglicani, ortodossi…) in una preghiera comune per ottenere da Dio di poter superare le divisioni che nel corso dei secoli sono state costruite per dividere l’unico ovile dell’unico pastore che è Gesù.
E allora, guardando a quello che succede, nasce spontanea la domanda se non stiamo andando indietro: invece di diventare più uniti, sembriamo sul punto di dividerci anche noi cattolici. Basta guardare gli attacchi e le contestazioni che vengono mosse a papa Francesco proprio da certi nostri ambienti.
Ed è anche per questo che il papa ci invita sempre a pregare per lui e per la chiesa, perché possa essere una forza d’unità in questo mondo che, anch’esso purtroppo, si divide sempre più, anche a livello sociale e politico… L’unica realtà che si unisce costantemente sembra essere il mercato, il dio soldo insomma: quello sì, diventa sempre più globale.
Beh, non ci resta che verificare il pomello delle marce: ingranare la prima e avanti con la preghiera comune e con la fiducia nell’azione dello Spirito Santo.
Un caro saluto.

don Gianni.

In coda con quest’umanità

scarica il bollettino Insieme del 13 gennaio

C’è un’app (mi dicono), cioè uno di quei programmi che scarichi sul telefonino, che ti consente di evitare di fare la fila: ti basta un clic e passi davanti a tutti.
Sembra essere un segno distintivo dell’uomo di successo, non dover mai fare la coda, non doversi mai mescolare ai comuni mortali…
Trovo perciò importante l’immagine che la liturgia ci propone questa domenica: Gesù che fa la coda con tutti gli altri per essere battezzato dal Battista nel fiume Giordano.
Un Gesù che sul suo telefonino non avrebbe scaricato le “app” che lo distinguono dagli altri, ma piuttosto quelle che lo rendono sempre più profondamente uno di noi.
Questa cosa l’abbiamo meditata nel Natale, ce la ripete oggi questa epifania, che prima di mostrarci Gesù figlio di Dio ci mostra Gesù figlio dell’uomo.
Figlio dell’uomo, figlio dell’umanità: non di quella perfetta che non esiste, oppure esiste solo come fine verso cui tendere, ma figlio di questa umanità di oggi, che può anche non piacerci, ma che non possiamo non amare, come l’ama lui.
Un caro saluto.

don Gianni.

Oro, incenso e mirra?

scarica il bollettino Insieme del 6 gennaio 2019

Facciamo che siamo i re magi e che dobbiamo scegliere un dono da portare a Gesù bambino: una cosa preziosa che abbiamo, il meglio della nostra produzione. Cosa sceglieremmo? Oro? No: è sempre un ottimo investimento, ma ci farebbe apparire troppo venali e materialisti.
Incenso? Per carità. Più che un aroma prezioso ci sembra un veleno per la gola e per gli occhi che fa tossire e lacrimare… Mirra? Cos’è mai ‘sta mirra, non so nemmeno se esiste ancora. E allora cosa? Cos’è che l’umanità ha di buono da offrire? Facciamo fatica a pensarci? Eppure cose buone ce ne sono anche al giorno d’oggi: l’aspirazione alla giustizia, per esempio; o lo spirito di volontariato autentico; o l’amore e la cura con cui tanti figli circondano i genitori anziani e ammalati… Io, per me, porterei la mia speranza in un’umanità migliore. Non so se vale, perché è prima un dono di Gesù per me che un mio dono per lui… ma fa lo stesso.
E voi?
Un caro saluto.

don Gianni.

Grazie a te, Gesù

scarica il bollettino Insieme del 23 e 30 dicembre

Questo Natale, Gesù, vorrei che il mio buon Natale diventi un grazie.
Un grazie per quello che sono: riconosco in me qualcosa di bello, anche in mezzo ai difetti che vedo in me (ma che vedono soprattutto gli altri…). E poi grazie per la gente che mi sta attorno: non è perfetta, anzi, qualcuno è lontano mille miglia non dico dalla perfezione, ma perfino dall’accettabilità. Ciononostante, se me li hai messi attorno, significa che hanno il loro ruolo. Grazie anche per loro. E grazie per la situazione che vivo. Può essere questo il grazie più difficile da dire, ma voglio provare a dirtelo, Signore, con tutta la convinzione di cui sono capace, perché mi fido di te.
E grazie, Gesù, per quello che riesco a donare. Per il tempo perso per gli altri, per la fatica sopportata, per l’irritazione tenuta a freno, per il sorriso e per la battuta che sono riuscito a tirar fuori e che ha sdrammatizzato qualche situazione tesa, per l’abbraccio col quale ho saputo trasmettere calore…
Di questi grazie cerco di farne un bel pacco regalo, incartandolo nella carta della disponibilità, mettendoci un bel
fiocco di allegria. E lo metto davanti alla tua culla. Lo so, non ne hai bisogno, ma tu sai certo come farlo
servire.
Buon Natale a tutti.

don Gianni.

“un bastardo di meno in giro”.

scarica il bollettino Insieme del 16 dicembre

È uno dei commenti sentiti alla radio questo venerdì, a proposito dell’attentato di Strasburgo… riferito alla morte del terrorista, ovviamente.
Una tristezza infinita. Per le vittime innocenti, anzitutto, fra i quali il giornalista nostro concittadino e per i loro famigliari.
Ma tristezza anche per questo commento, pronunciato con orgoglio e spacciato come senso di giustizia.
Io non ci sto. Capisco che possa essere una reazione istintiva di fronte alla crudeltà dei terroristi, ma sono convinto che questa reazione deve essere superata dall’umanità di chi si arresta davanti alla realtà della vita e della morte, di chi è vittima e di chi è
carnefice. Senza assolvere o senza giustificare, ma anche senza disprezzare.
E mi rattrista che la nostra sensibilità umana si deteriori in questa maniera.
Mi vengono in mente le parole di un’altra vittima, uno dei sette monaci di Tibherine, beati recenti, uccisi dallo stesso terrorismo islamico, che nel suo testamento, prevedendo il suo
assassinio, si rivolge al suo futuro assassino scrivendo: In questo grazie comprendo tutti… Anche te, amico dell’ultimo minuto, che non sapevi quel che facevi. Sì, anche per te voglio prevedere questo Grazie e questo Addio. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piacerà a Dio, nostro Padre comune. Amen! Insciallah.
Un caro saluto.

don Gianni.

Un sì senza se

scarica il bollettino Insieme del 9 dicembre

Sono convinto che, in genere, non siamo proprio cattivi.
C’è in giro gente cattiva e malvagia, è vero (ma di quante persone che conosciamo ce la sentiamo di dire che sono veramente e profondamente cattive e malvagie? Proviamo a contarle…), ma la maggioranza, e penso che ci possiamo mettere dentro anche noi, no.
“Non esistono bambini cattivi, esistono solo bambini indisposti”, diceva una pubblicità di qualche anno fa. Così anche noi, qualche volta siamo indisposti al bene, non perché diciamo un secco no, ma perché non riusciamo o non vogliamo dire un sì
pieno.
Anche di fronte alle chiamate del Signore, non diciamo di solito “No assolutamente! Non se ne parla neanche”, diciamo piuttosto “Sì, ma…; sì forse…; sì, ma devo vedere…”.
La Madonna invece ha detto un sì senza se e senza ma, fidandosi di Dio. Credo che nemmeno lei, come capita spesso a noi, non avesse tutto chiaro e limpido, ma si è fidata di Dio, che
non ci mena per il naso.
E se ci fidassimo anche noi un po’ più del Signore?
Un caro saluto.

don Gianni.

Avvento controvento.

scarica il bollettino Insieme del 2 dicembre

Lo slogan è uscito così, dalla fantasia di una riunione serale.
Avvento controvento come proposta e esercizio a pensare, a ragionare e ad agire in modo diverso, contrario a questa mentalità in cui siamo immersi.
Non si tratta solo di cioccolatini dei calendari d’avvento consumistici: anzi i cioccolatini forse sono alla fine ancora la cosa più innocente.
Si tratta di provare a dire no all’idea di dominio, di muscoli da far vedere in ogni occasione, di parole certe da ripetere incessantemente per soffocare il dialogo.
Per non lasciarci sedurre dal fascino della folla osannante, per cercare di chiedersi, di fronte alle scelte della vita, se sia ancora possibile, se sia ancora saggio, se sia ancora prudente tendere mani aperte invece di sferrare pugni.
Il Signore ci dice sì: non solo ne vale la pena, ma si rivela l’unica scelta sensata, saggia e prudente.
Affinché l’avvento ci aiuti a trovare la luce del Natale di Gesù, e ci riscaldi la mente e il cuore.
Un caro saluto.

don Gianni.

Cristo Re. Che strano re!

scarica il bollettino Insieme del 25 risto Re. Che strano re!novembre

Non vi chiamo servi, dice Gesù, ma amici. Cioè non siamo sudditi che eseguono e seguono per forza, ma amici e famigliari che collaborano per amore. O almeno così dovrebbe essere. Gesù è uno strano re, un re che non ha sudditi, ma piuttosto compagni di cammino, collaboratori, appunto. Forse è anche questo un senso della risposta che dà a Pilato “il mio regno non è di questo mondo”.
Bella cosa. Però, a guardare bene, non ci piace del tutto. Talvolta preferiremmo essere sudditi che aspettano regali dal sovrano, piuttosto che persone responsabili che si impegnano a costruire insieme un regno, un’umanità di verità, di giustizia e libertà.
Perché essere sudditi è più comodo, meno faticoso e fornisce la giustificazione per imbrogliare. Rischiamo insomma di essere degli aspiranti imbroglioni che imbrogliano sè stessi (e talvolta ci riusciamo!) e perfino il Signore (e talvolta ci proviamo!).
Per fortuna la bontà di Dio è anche a prova di imbroglio.
Un caro saluto.

don Gianni.

Virus d’Amore

scarica il bollettino Insieme del 18 novembre

Ho conosciuto in questi giorni un ragazzo, Matteo F. Conosciuto per modo di dire, perché è morto alcuni anni fa, a 19 anni. Di tumore alla testa, dopo una malattia vissuta con
consapevolezza, fede e speranza. Ha lasciato un diario, ingenuo e al tempo stesso profondo. Scrive: “Spero di riuscire a realizzare la mia missione di “infiltrato” tra i giovani, parlando
loro di Dio (illuminato proprio da Lui)… Osservo chi mi sta intorno, per entrare fra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore!”.
Tanto di cappello a un ragazzo che sa pensare, scrivere e vivere cose del genere. E mi viene in mente una frase dei salmi: “Per i santi che sono sulla terra del Signore, come ha reso grande il mio affetto per loro”. Sottolineo la parola -affetto-. In questa nostra atmosfera inquinata da odio, violenza e tutto il resto, abbiamo proprio bisogno di boccate d’aria pura. Probabilmente non solo di boccate, ma di bombole, come
l’ossigeno all’ospedale. Abbiamo bisogno di persone semplici, profonde e giuste, che come “alberi piantati lungo il fiume” purifichino l’ambiente. E ci ridonino fiducia nell’umanità.
Un caro saluto.

don Gianni.

Ringraziando…

scarica il bollettino Insieme del 11 novembre

Ogni anno torna la festa del ringraziamento, a ricordarci un atteggiamento che altrimenti rischierebbe di scomparire dalla faccia della terra: la gratitudine.
O meglio, non è che non ci sia più gratitudine a questo mondo, ma spesso è intesa male, come una contropartita “dovuta” al potente di turno per “favori” ricevuti.
Favori talvolta innocenti, qualche volta invece non proprio limpidi.
Ma noi abbiamo bisogno non di “rendere favori”, ma di essere grati, di una gratitudine libera, di poter dire
semplicemente grazie senza sentirci costretti a ricambiare.
Anche col Signore, anzi, soprattutto col Signore!
Abbiamo bisogno di essergli grati senza sentirci obbligati ad essere buoni: la bontà allora sarà un frutto
naturale e spontaneo della gratitudine.
Come i bambini che non possono rendere i favori che ricevono.
Forse è anche questo un aspetto di quel regno dei cieli in cui possono entrare solo coloro che sanno farsi bambini.
Un caro saluto.

don Gianni.