Si può pregare anche in casa…

Scarica il bollettino Insieme del 3 maggio

È questa la frase che si sente ripetere spesso, nelle polemiche di questi giorni (siamo diventati tutti più litigiosi??) sulla riapertura delle chiese. Vero, si può adorare Dio
dappertutto, lo dice chiaramente anche Gesù.
Eppure… Eppure c’è bisogno di chiese aperte e c’è bisogno soprattutto di comunità.
Perché lo sappiamo tutti, anche se qualche volta ce ne dimentichiamo, che la nostra è una fede comunitaria, in cui la dimensione del rapporto personale con Dio è fondamentale, ma non riempie tutto. È fondamentale, perché se manca il rapporto personale con Dio, se manca l’affetto (diciamolo pure) con Gesù, la chiesa si riduce a gruppo, a ONG, come ama ripetere papa Francesco.
Ma questo non è tutto, perché nessuno è completamente solo nel suo rapporto con il Signore, e quanto ci sia bisogno di comunità, di partecipazione, di vicinanza, moltissimi l’hanno provato e sofferto sulla loro pelle in questi mesi.
Così aspettiamo, senza incattivirci e con profondo anelito, di ritrovarci insieme.
Un caro saluto.

don Gianni.

Criteri per fidarsi

Scarica il bollettino Insieme del 26 aprile

Imperversano gli esperti. E fra tutti questi esperti, più o meno improvvisati, che sembrano affermare tutto e il contrario di tutto, noi siamo sempre più disorientati e non sappiamo più a chi credere e soprattutto se credere a qualcuno.
Alla fine, più o meno convinti, ci fidiamo di chi ha il compito di prendersi cura di noi e della nostra società, pensando “speriamo…” Proprio come i discepoli di Emmaus del vangelo, che ammettono la loro delusione: “noi speravamo, ma…”
Eppure proprio loro ci danno una profonda, splendida indicazione, un criterio sicuro per poterci fidare: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore?” Sì, ci possiamo fidare di quello che ci “riscalda il cuore”. Quello che ci scalda il cuore, lo sappiamo, non è per forza quello che ci conviene economicamente, o quello che solletica la nostra vanità, o che ci piace al momento o che ci è comodo, o che… Quello che ci riscalda il cuore è… quello che ci riscalda il cuore. Ognuno di noi capisce da solo la verità di questo criterio.
Che il Signore risorto allora continui a scaldarci il cuore.
Un saluto … caloroso.

don Gianni.

Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Scarica il bollettino Insieme del 19 aprile

Insieme ai parroci della zona di Trento, abbiamo pensato di scrivere insieme una lettera alle nostre comunità. Ecco cosa ci è sembrato importante comunicare alle nostre comunità Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Carissimi e carissime,
come parroci della zona di Trento desideriamo farci vicino a voi in questi giorni così strani che stiamo vivendo. Siamo nel tempo gioioso di Pasqua, ma facciamo fatica a viverlo
da soli ed a sentirne tutta la forza e novità. Forse mai come ora stiamo conoscendo la nostra fragilità: la vita
quotidiana di tutti noi e delle nostre famiglie, dai più piccoli agli anziani, è fortemente provata. Anche la nostra vita di comunità soffre, per l’impossibilità di radunarci in chiesa o nelle sale dell’oratorio. Pur potendoci
nutrire della Parola di Dio, per molti è una grande sofferenza non poter ricevere l’Eucaristia. La nostra fede ha una dimensione fraterna e popolare e, quando ci manca, sentiamo un forte disagio. Non dobbiamo però avere vergogna delle lacrime degli occhi o del cuore.

Ci sono poi tante situazioni di sofferenza attorno a noi: gli
ammalati e gli anziani, che si sentono soli; e i loro famigliari,
che non possono essere loro vicini. I senza tetto e i poveri, che
vivono questa situazione come noi ma per loro è ancora più
difficile. Desta grande preoccupazione anche il futuro
lavorativo ed economico; alcune famiglie non vedono un futuro
roseo.
Anche noi sacerdoti sperimentiamo incertezza, ansia e timore
del futuro. Ci pesa, soprattutto, l’assenza forzata di quelle
relazioni che riempivano le nostre giornate.
La nostalgia che proviamo è indicatrice di un legame più
profondo che ci unisce, il nostro essere preti senza la gente è più
limitato. Soffriamo per non poter celebrare e pregare insieme a
voi, in particolare nel momento del commiato.
Ma abbiamo fiducia che, salve le debite precauzioni, si possa
celebrare insieme al più presto, non solo in modo virtuale, la
liturgia.
Ci rendiamo conto che la mancanza dell’incontro tra noi e dei
sacramenti può rendere più difficile scoprire le tracce di Dio, ma
non lasciamoci avvilire per quello che non possiamo celebrare e
vivere assieme. Cogliamo questo tempo come occasione per
fermarci e riflettere Hu paura del contagio. Ma la fede che ci è
donata, poca o tanta che sia, forte o fragile come un lucignolo
fumigante, ci aiuta.
Gesù è vicino, è con noi, ci guarda e ci dice: “Stai con me!

Seguimi!”. Dobbiamo imparare a concentrarci sulla presenza di
Cristo con noi, qui ed ora. Lo ringraziamo, perché ha abitato in
modo nuovo noi stessi, le nostre famiglie, tanta gente che ha detto
“si” al donarsi.
Una domanda ci accompagna in questi giorni: ma quando “uscirà
il sole”e finalmente potremo uscire dalle nostre case saremo
persone diverse? Forse, persone migliori?
La chiesa, in questo
periodo, è molto più grande
del solito. Arriva fino alle
vostre case. Non è più
limitata ai luoghi usuali di
celebrazione e di incontro,
ma è chiesa-domestica:
abbiamo scoperto che ogni
casa, ogni famiglia è il
luogo adatto per vivere la
fede e testimoniare il
Vangelo. Proviamo gioia nel
veder riemergere i valori del
Vangelo seminati a suo
tempo e vissuti
concretamente da tante persone. È per noi una sorpresa piacevole
vedere come molte famiglie pregano insieme ed inventano forme
nuove per una buona convivenza.
E questo è di grande consolazione anche per noi sacerdoti, che
possiamo contare sulla vostra preghiera e sulla vostra preziosa
testimonianza.
Questa esperienza sia anche un’occasione per riscoprire il ruolo
sacerdotale del battesimo di ciascuno.
Un altro aspetto positivo che emerge è l’attenzione verso gli altri:
la premura della gente non è del tutto assopita. È bello sentire chi
telefona per mettersi a disposizione di chi non può muoversi o fa
fatica o ha semplicemente paura.

A partire da questi segni di speranza, rafforziamo la nostra fede:
Cristo, nostra speranza è risorto! Lui ci precede e ci accompagna
anche in questo nostro “oggi” così particolare, dove i segni di
morte si intersecano con i segni di resurrezione che portano Vita.
Con Lui possiamo superare la paura e l’ansia. Con Lui ritroveremo
gioia, forza, coraggio per affrontare questa crisi mondiale senza
precedenti.
Come parroci della zona di Trento crediamo questo e vogliamo
essere “vicini” a voi tutti. Ci adopereremo, concretamente, come
parrocchie anche a sollevarvi dalle difficoltà economiche che
potrebbero presentarsi: ci troverete al vostro fianco.
Invitiamo tutti ad avere una più intensa attenzione alle persone più
in difficoltà: a quelle che abitano con noi e conosciamo, ai nostri
vicini, alle persone lontane ed anche ai senza tetto ed ai poveri.
Dio, Padre di misericordia, rinnovi in voi la fede nel Risorto.
Gesù risorto doni a voi la Pace e la forza dell’Amore per portare
insieme il peso della fatica.
Lo Spirito del Risorto vi doni entusiasmo, creatività e forza di
amore.

Un grande abbraccio virtuale
i vostri parroci.

Un sorriso, nonostante tutto

Diventa particolarmente difficile, per ognuno di noi, fare con verità gli auguri di Pasqua. Mai come in questi giorni un augurio ci pare fatto solo di parole che riescono tutt’al più ad esprimere una vaga speranza: sì, dai, prima o poi ne usciremo.
Ma con quali ferite?
Eppure il Risorto è sulla riva del nostro mare avaro e sta già arrostendo i pesci per noi che stiamo pescando con fatica, come ci ricorda la belle immagine del vangelo di
Giovanni. E ci invita a mettere il pesce pescato da noi, il frutto magari scarso e imperfetto del nostro impegno di questi
nostri giorni, insieme con il suo.
Gesù risorge ancora ed è bello condividere questa certezza con tanti che, magari senza saperlo, stanno annunciando concretamente questa fede.
Nelle nostre difficoltà il Signore risorge anche oggi. E ci dona il suo sorriso: pace a voi.

don Gianni

Settimana Santa

Scarica il bollettino Insieme del 5 aprile

“Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia”.
Questa amara costatazione di Azaria, nella sua preghiera fra le fiamme della fornace in cui era stato gettato insieme con i suoi compagni, come racconta il profeta Daniele nella Bibbia (Dn 3,38), mi sembra esprimere per molti versi anche la nostra amarezza, nell’iniziare questa settimana santa così spoglia, senza ulivo, senza riti, senza messe, senza insomma tutto quel rituale che esprime, rende visibile e sostiene la nostra fede e il nostro amore per il Signore.
Però la fede e l’amore per il Signore, ci restano lo stesso, anche se non possono esprimersi del tutto e ci appaiono un po’ monchi, incompleti…
“Sia questo oggi il nostro sacrificio davanti a Te” – continuo con le parole di Azaria – “ perché non c’è confusione per coloro che confidano in Te”.
E allora sentiamoci “distanti ma uniti” fra noi e con il Signore.
Buona settimana santa.

don Gianni.

Quaresima vuol dire anche…

Scarica il bollettino Insieme del 29 marzo

Leggo su “L’Adige” la lettera di un profugo nigeriano: “Grazie Italia che mi hai accolto, adesso prego per te”; vedo, sul sito de “Il Corriere della sera”, di un fruttivendolo egiziano che nel bergamasco distribuisce frutta gratis, come ringraziamento al paese che l’ha accolto e gli ha dato la possibilità di guadagnarsi la vita; leggo su “Il Margine” lo sfogo di una turista italiana cui è stato impedito di sbarcare come turista alle isole Mauritius a causa del coronavirus: “Noi, Italiani, siamo stati trattati da profughi, uno schifo. Erano scene da film, andavano bene per Checco Zalone e Verdone”. E non mi tornano i conti. Io credevo che noi fossimo tutti “Italiani brava gente”, e gli extra fossero tutti o quasi, delinquenti! Non è che mi sia un pochino, un pochino solo veh, sbagliato?
Un caro saluto.

don Gianni.


<<<<<<<<<>>>>>>>>>
Domenica prossima è la domenica delle Palme. Ci sarà la benedizione della Palme, un po’ in sordina per forza di cose e A PORTE CHIUSE: il sabato alla messa delle 18.30 a Romagnano, e la domenica alla messa
delle 9.00 a Ravina. I rami d’olivo li lasceremo fuori della chiesa, a disposizione, come segno e augurio di pace e di serenità: ne abbiamo proprio bisogno!

Riscoperte… sospette

Scarica il bollettino Insieme del 22 marzo

In questi giorni di emergenza il primo pensiero è un pensiero di riconoscenza per tutti quelli che sono in trincea nella lotta contro il virus: un pensiero che per noi credenti significa preghiera.
C’è da pregare anche perché ci ricordiamo di essere grati quando l’emergenza sarà passata, quando rischieremo di dimenticarci di tutto quello che stiamo “riscoprendo” (mi sembra che sia un verbo attualmente molto di moda…) in questi giorni: i grandi valori della vita, le priorità assolutamente… prioritarie e tante altre bellissime cose.
Temo che tante riscoperte rischieranno di sparire come “il ricordo dell’ospite di un sol giorno”.
Sono pessimista? Forse sì, ma basta che ognuno di noi guardi indietro alla propria esperienza per accorgersi di quante volte, quando l’acqua ci arrivava alla gola, abbiamo fatto promesse e proclamato convinzioni regolarmente dimenticate allo sparire dell’acqua alta.
Allora chiediamo al Signore che ci conceda anche un po’ di “memoria di cuore”.
Un caro saluto.

don Gianni.

Quaresima atea?

Scarica il bollettino Insieme del 15 marzo

Noi credenti corriamo veramente il rischio, vista la situazione, di perdere quel richiamo all’impegno quaresimale, che già facciamo fatica a portare avanti con costanza in situazioni normali. Voglio dire che ogni anno magari prendiamo sul serio la quaresima, partiamo ben disposti a migliorare, a fare un po’ di digiuno, a pregare un po’ di più, a essere più bravi insomma; e poi ci smorziamo un po’ per strada. Questa quaresima ancor più, senza il richiamo dell’andare in chiesa, lasciati un po’ a noi stessi, è facile “smorzarsi”.
Sicuramente ad alcuni di noi pesa un po’ questa
assenza di celebrazioni. Chi è colpito da un lutto, soffre ancor di più per lo “squallore” del funerale “otto minuti”…
In questa “spiritualità del deserto” però abbiamo degli strumenti che ci aiutano: la televisione, internet, il calendario della quaresima, la bibbia riposta in un angolo di casa… sono tutte come piccole oasi che ci offrono un sorso di acqua buona.
Forse anche queste righe…
Un caro saluto.

don Gianni

Amori in corso

Scarica il bollettino Insieme del 8 marzo


Questa settimana scorsa abbiamo celebrato nelle nostre comunità due “preziosi” anniversari di matrimonio (oro e diamante). Non è cosa di tutti i giorni. E nel rinnovare gli auguri alle due coppie, penso che in questi tempi, dove tutto sembra “a breve termine”, dare risalto a questi anniversari ha un valore speciale. Qualcuno potrebbe vedervi solo il rimpianto più o meno motivato di un mondo e di una società che non esistono più.
E invece è il riconoscere che ogni amore vero è
implicitamente “per sempre”. Papa Francesco ce lo ripete nella sua esortazione sull’amore in famiglia: “chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, non pensa a qualcosa di passeggero”.
Anche questa fedeltà fa parte di quella “santità della porta accanto” che non appare, ma che c’è e fa sentire il suo profumo che leggermente, ma continuamente, purifica quell’atmosfera inquinata di egoismo che minaccia di intossicarci.
Un caro saluto.

don Gianni.

Moralismi passeggeri

Scarica il bollettino Insieme del 1 aprile

Puntualmente ritornano ad ogni emergenza. Li abbiamo sentiti qualche anno fa in occasione di Vaia, la tempesta che ha distrutto gran parte del patrimonio boschivo dei nostri monti; li stiamo sentendo in queste settimane con il coronavirus.
Li sentiamo ripetere le riflessioni sulla fragilità dell’uomo che si crede onnipotente, con tutto l’universo ai suoi piedi e poi scopre che basta il vento o una epidemia a metterlo in ginocchio…
Considerazioni vere, intendiamoci, sacrosante.
Solo che… solo che, appena passata l’emergenza, tutto ritorna come prima. Ci basta così poco per dimenticare le considerazioni sui nostri deliri di grandezza e rialzare la cresta per ritornare a far risuonare notte e giorno il nostro chicchirichì, folcloristico, se volete, ma anche fastidioso e soprattutto ridicolo.
Tentazione umana di chi si crede onnipotente e si compiace di credersi tale. Gesù ci ricorda che è un pericolo costante e solo tenendo fisso lo sguardo su Dio e sulla sua parola possiamo mantenere il senso delle proporzioni e non crederci re dell’universo mentre invece siamo, ben che vada, solamente re del pollaio di casa.
Un caro saluto

don Gianni.