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Cari parrocchiani,
da sempre l’uomo religioso, in ogni cultura, tende a pensare che malattie e disgrazie siano castighi di Dio per colpe commesse, visibili o nascoste. Questa visione distorta non ha risparmiato neppure i discepoli di Gesù e, in fondo, continua a toccare anche noi.
Nel Vangelo di oggi i discepoli esprimono la loro inquietudine: se Dio ragionasse secondo la logica della retribuzione, nessuno sarebbe al sicuro, perché tutti portiamo con noi una storia segnata dal limite e dal peccato. Leggere gli eventi della vita con questa mentalità porta solo allo scoraggiamento e alla sensazione di non poter cambiare nulla.
Gesù invita invece a cambiare sguardo: «È perché si manifestino le opere di Dio». Nella fede, nessun evento è solo negativo; in ogni situazione Dio può intervenire e salvare, se lo accogliamo davvero. Questa rivelazione mette in luce anche la nostra “cecità interiore” che ha bisogno di essere guarita e rinnovata.
Per questo i gesti compiuti da Gesù sul cieco di Sìloe richiamano quelli del Creatore: Egli ridona luce, ricrea, apre un cammino nuovo.

Buona domenica in “Laetare”!

don Christian