Scarica il bollettino Insieme del 3 dicembre

Cari parrocchiani,
un nuovo anno liturgico inizia sempre con un accorato appello alla vigilanza.
Non sappiamo quando il Signore della vita
ritornerà per chiederci conto dei suoi doni. Intanto cominciamo un nuovo anno del Signore!
Iniziamo di nuovo con la supplica: “Vieni, Signore Gesù!”. Il più furbo di noi non è quello che ha un gran capitale in banca, ma colui che vigila e sa far fruttificare
i doni ricevuti nell’attesa della venuta piena e definitiva, al momento di consegnare la nostra vita.

Buon Avvento!
don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 26 novembre

Cari parrocchiani,
nel giudizio universale saremo giudicati dagli atti di carità. Lo scrittore franco-americano Julien Greene afferma essere questa una delle pagine più “terribili” dell’intera Bibbia, perché vi contiene l’espressione: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno».
Nell’Antico Testamento non vi è mai un’espressione così forte, nonostante tutte le pagine nelle quali il linguaggio del Signore è piuttosto veemente. Come intendere quel “maledetti”? Possibile che Gesù maledica qualcuno? Al di là della parola, ci deve colpire la sostanza: chi non vive la carità passando tutta la vita a soddisfare se stesso senza pensare mai agli altri, alla fine si trova nello stato di avere scelto lui la maledizione, ossia la via della perdizione (anche il libro del Deuteronomio al cap. 28 descrive le due vie, quella della benedizione e quella della maledizione. Gesù, dunque, non fa altro che confermare una sentenza già scritta da noi, durante la vita terrena. Il re è severo? No, è l’amore a essere una cosa seria, a tal punto che Dio si è incarnato, è venuto sulla terra, ha sacrificato se stesso, per rendere serio l’amore di Dio in noi – amandoci gli uni gli altri – con l’amore stesso di Gesù.

Buona domenica!

don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 19 novembre

Cari parrocchiani,
la parabola evangelica di questa domenica sviluppa il concetto di “vigilanza” già espresso nella parabola delle dieci vergini di domenica scorsa (Mt 25,1-13) sul fatto di essere previdenti, pronti, dotandosi del necessario, mettendo in conto una lunga attesa.
Ora, nella parabola odierna dei talenti, la “vigilanza” viene presentata come attenzione e responsabilità verso la realtà in cui siamo immersi, un quotidiano che facilmente andiamo a sciupare, non dandovi peso, trascurandolo.
Allora, la luce che questa parabola getta sul tema della “vigilanza” ci porta a vedere che questo atteggiamento fondamentale della nostra dimensione umana è spirituale contempla anche il buon uso dei beni-doni ricevuti, l’assunzione della piena responsabilità della nostra vita, e delle poche e piccole cose di cui disponiamo, che sono pur sempre preziose e inestimabili, poiché su di esse, ovvero sull’uso che ne facciamo, si delinea il giudizio del nostro destino eterno.

Buona domenica!

don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 12 novembre

Cari parrocchiani,
ciascuno di noi conosce (o dovrebbe conoscere!) la propria verità più profonda: sa ciò che nel proprio cuore tiene desta o, al contrario, spegne l’attesa del Signore; nei giorni buoni come in quelli cattivi, nella veglia come nel sonno – “io dormo, ma il mio cuore veglia” (Ct 5,2) afferma la giovane ragazza del Cantico dei cantici – è nostra responsabilità rinnovare le scorte di quest’olio, in modo che il nostro cuore bruci del desiderio dell’incontro con lo Sposo… Ed è nella capacità di tenere vivo, ogni giorno, questo desiderio che si gioca il giudizio finale, cioè l’essere o meno riconosciuti dal Signore quando verrà alla fine dei tempi.

Buona domenica!

don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 5 novembre

Cari parrocchiani,
il Vangelo di questa domenica è ambientato negli ultimi giorni della vita di Gesù, a Gerusalemme; giorni carichi di aspettative e anche di tensioni in cui egli denuncia apertamente alcuni comportamenti negativi degli scribi e dei farisei.
L’autorità, sia civile che ecclesiastica, nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via delnbene. Ma se viene esercitata male diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, portando anche alla corruzione.
Noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia, perché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste le dobbiamo mettere al servizio dei nostri fratelli, per la loro gioia, che sarà anche la nostra.


Buona domenica

don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 29 ottobre

Cari parrocchiani,
parlando del prossimo, Gesù estende gli orizzonti dell’Antico Testamento: per lui il prossimo è ogni persona che mi sta accanto, senza distinzioni etniche, religiose, sociali o di genere, mostrando così che fra i due comandamenti dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo c’è nel contempo distinzione e unità.
Dio va sempre messo al primo posto, va amato con tutto il cuore, senza però dimenticare che il nostro Dio è un Dio per l’uomo e che l’uno è criterio di verità dell’altro.
Gesù poi propone, per così dire, un terzo amore: dicendo di amare il prossimo come te stesso, dice di amare anche te stesso, di amare la vita che il Signore ti dona, di amare la tua condizione personale e sociale.
Se non ami te stesso, non sei capace di amare nessuno con gioia e gratitudine, ma sai solo fuggire o possedere.

Buona domenica!

don Christian

Scarica il bollettino Insieme del 22 ottobre

Cari parrocchiani,

Gesù, per non cedere al tranello, usa una moneta; essa è uno strumento che, se ben usato, aiuta a mettere ordine nei rapporti economici. Qui mette ordine nelle relazioni: «<Questa immagine è l’iscrizione, di chi sono?»; se quella moneta è dell’imperatore a lui deve tornare, allo stesso modo la nostra vita è di Dio e a lui si deve volgere. La moneta diventa il pretesto per farci ricordare in controluce a chi noi apparteniamo.
Curioso che anche la Genesi parli di immagine; noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, chiamati ad assumerne il volto nella nostra vita. Anche il profeta Isaia ce lo ricorda: <<Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo»; in più san Paolo ci ricorda che siamo a immagine sua perché amati e scelti da Dio: «Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui»>.


Buona domenica!
don Christian

Scarica il bollettino Insieme del 14 ottobre

Cari parrocchiani,
nella parabola si racconta di una “festa” data dal re per le nozze del figlio. Poiché anche tu sei importante per il re, egli ti ha pensato, ti ha spedito l’invito, ti attende.
Eppure tutto questo, per alcuni, non sembra avere alcuna importanza. Ci sono altre incombenze, c’è da curare il proprio tornaconto, non c’è tempo da perdere per una festa. Il che vuol dire chiudersi all’amore e se togliamo l’amore dalla vita resta solo la morte.
Partecipare alla “mensa eucaristica” come risposta all’amore di Dio che dona in continuità, invece, significa annunciare e inaugurare un’umanità unificata attorno al suo Signore. Ma, la inauguriamo veramente nella nostra vita quotidiana, personale e collettiva? Ossia, indossiamo o no l’abito nuziale?

Buona domenica!

don Christian

Scarica il bollettino Insieme del 8 ottobre

Cari parrocchiani,
Gesù racconta questa parabola per mettere in guardia i. giudei, suoi l contemporanei, dal loro modo esclusivo di. interpretare la promessa di Dio e la sua predilezione nei loro confronti.
La parabola però parla anche a noi e ci sollecita a pensare a quanto ci allontaniamo da Dio ogni volta che, dimenticandolo, ci appropriamo di un bene suo considerandolo un esclusivo diritto nostro, una nostra proprietà. Così, diventiamo quei vignaioli assassini ogni volta che alziamo un muro di separazione, che distinguiamo uomini degni e non degni di entrare nelle nostre comunità civili ed ecclesiali, che pretendiamo un rispetto assoluto per essere e rimanere quello che siamo.

Buona domenica!

don Christian.

Scarica il bollettino Insieme del 1 ottobre

Cari parrocchiani,
andare nella vigna del Padre significa essere disposti a collaborare con Lui nell’esistenza personale, fatta di professione, di relazioni, di impegni, di preghiera, significa accettare di collaborare con Lui nell’ambiente e nel tempo in cui ci troviamo.
Oggi, forse, noi incarniamo un terzo tipo di figlio: quello. che non ha il coraggio di dire “no”, ma non se la sente nemmeno di dire “sì”, e allora dice: “sì, ma”; “ci andrei, però”. Discute su tutto, su tutti, all’infinito, ma non prende una decisione perché vuole la dilazione delle scelte, pensa di. rimandare a un domani sempre più lontano la conversione definitiva. È malato di verbalismo e dice “ci vuole, bisognerebbe”, ma non dice mai: “Dio mi chiama a fare questo, quello; devo impegnarmi; provo a. prendermi questo compito…”.
Ma grazie al “sì” del figlio Gesù anche noi veniamo resi figli. di Dio: in ogni Eucaristia preghiamo per essere disponibili a fidarci del Padre e a lavorare con gioia e. sollecitudine nella sua. vigna.

Buona domenica! don Christian.